ALLUVIONE 1966. PELLEGRINO (AVS): MEMORIA IMPONE SCELTE POLITICHE
(ACON) Trieste, 4 nov - "La memoria non è un mero esercizio di
nostalgia, ma il motore da cui devono scaturire le decisioni
politiche per il futuro del nostro territorio".
Così in una nota la consigliera regionale Serena Pellegrino,
Alleanza Verdi e Sinistra, a margine della conferenza svoltasi
presso 'La Cjasa dai Fornés' di Forni di Sopra (Ud), dedicata
alla commemorazione dell'alluvione che sessant'anni fa devastò la
Carnia.
"L'incontro promosso dal circolo di Legambiente della Carnia e
dal Comitato per la Tutela delle Acque del Tagliamento - prosegue
Pellegrino - è stato scandito dalla proiezione di drammatiche
immagini d'epoca che hanno riproposto visivamente la violenza di
quella che è passata alla storia come l'Aga granda. Tra il 3 e il
4 novembre 1966 la furia degli elementi provocò in Carnia molte
vittime, fra cui la morte del sindaco di Forni Avoltri, Riccardo
Romanin, dell'operaio di Forni di Sopra, Eugenio Antoniacomi, e
di altre cinque persone, oltre a ingenti danni materiali, ferite
ancora aperte nella coscienza collettiva".
"Le fotografie - aggiunge la consigliera rossoverde - hanno
mostrato l'apocalisse idrogeologica del tempo, con imponenti
frane, case distrutte, ponti crollati e arterie stradali
interrotte che lasciarono i paesi isolati, privi di acqua e
corrente elettrica per giorni, costringendo le popolazioni
all'evacuazione o all'abbandono definitivo di interi borghi.
Quelle immagini in bianco e nero rappresentano un severo monito
politico per le istituzioni regionali e nazionali. Oggi, di
fronte a un cambiamento climatico che estremizza i fenomeni
atmosferici, la Carnia e l'intera montagna friulana non possono
essere lasciate sole a gestire la fragilità del proprio
territorio".
L'esponente di Avs sposta poi l'accento sulla stretta connessione
tra sicurezza ambientale in Carnia e la tenuta demografica: "La
distruzione del 1966 accelerò l'abbandono di intere vallate.
Contrastare lo spopolamento della montagna friulana oggi
significa innanzitutto garantire la sicurezza del territorio,
investendo sulla manutenzione e non sullo sfruttamento dei corsi
d'acqua, sulla cura dei boschi e sul contrasto al consumo di
suolo, opponendosi alle grandi opere impattanti che minacciano
l'equilibrio idrico, a partire dalle proposte di interventi
invasivi sul Tagliamento".
"Non è più ammissibile - conclude Pellegrino - tollerare lo
sfruttamento indiscriminato del territorio attraverso opere ad
alto impatto ambientale, come la canalizzazione delle acque. Tali
interventi, finalizzati esclusivamente al profitto di pochi,
privano intere comunità montane di una risorsa primaria. L'acqua
è un bene indispensabile non solo per la sopravvivenza umana, ma
anche per la tutela della fauna e per il sostentamento
dell'economia locale".
ACON/COM/rm